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giovedì 17 febbraio 2011

Giordano Bruno. In memoriam

Il 17 febbraio 1600 moriva Giordano Bruno. Condannato al rogo dalla Chiesa perché credeva nell'infinità dell'universo e dei mondi, perché aveva compreso che la terra ruotava. Ucciso per aver detto la verità. E per esserle stato fedele, sempre, fino all'ultimo. Giordano Bruno moriva 411 anni fa per la verità. Moriva per la scienza. Ora, quattro secoli dopo, lo ricordiamo, ma forse non lo seguiamo abbastanza. Ne rispettiamo la memoria, è vero, gli diamo ragione, ma quello che ancora ci manca è una radicale indignazione. Perché in fondo il suo esempio, noi non sappiamo seguirlo, perché rinunciare a noi stessi per il credo del mondo, non abbiamo la forza di farlo. Perché siamo ancora condizionati da dogmi ed etiche artefatte nelle nostre scelte e nelle nostre azioni, senza capire che i veri martiri sono gli uomini che muoiono per la verità, non per un'opinione. Che la vera morale non ha un testo sacro e nemmeno una qualunque forma di autorità. Perché non uccidere un uomo è una legge che non ha bisogno di tribunali che ne garantiscano la validità. Non ci saranno inquisizioni. Anche senza croci, saremo santi tutti. Sarà l'onestà intellettuale ad salvarci, e il segno che avremo lasciato nel mondo arricchendolo, sarà la vita eterna. Perché, dopotutto, Giordano Bruno rivive giorno per giorno, chi lo ha condannato si è perso nelle esequie del mondo. E la sua parola conosce soltanto futuro, per lei non esiste passato. La Chiesa ha saputo soltanto temerlo senza averlo mai ascoltato, e forse ha ragione Pasolini quando dice che "La chiesa / è lo spietato cuore dello stato".

mercoledì 5 gennaio 2011

Per il 2011: The Big Bang Theory!

(For the english version scroll down!)

Cominciamo con un po' di buoni consigli per l'anno nuovo, in particolare, parliamo di televisione.
Ho scoperto The Big Bang Theory circa un anno fa, lo ammetto, forse con un po' di ritardo, ed è stata una bellissima sorpresa, cosa piuttosto insolita visti gli standard dei palinsesti italiani. Per la prima volta protagonisti non sono i soliti bellocci palestrati o gli studenti di scuole assolutamente improbabili, con insegnanti giovani e amichevoli che hanno tresche con le bionde dell'ultimo anno,  e nemmeno ragazzini di età indefinita, che si aggira tra i dodici e i diciassette anni, coinvolti in vicende tanto patetiche quanto irreali.   Qui abbiamo Sheldon Cooper, un fisico teorico geniale, che ha ottenuto il dottorato di ricerca a sedici anni, che non permette a nessun altro di sedersi al suo posto sul divano, che sa tutto di fumetti e di informatica, che non sopporta chi litiga e ha una serie di insolite manie tra cui quella di bussare tre volte alla porta e poi dire ad alta voce il nome della persona cercata prima di entrare in una casa. Poi c'è Leonard Hofstadter, un fisico sperimentale allergico al lattosio, consapevole della natura nerd sua e dei suoi amici e per questo vagamente a disagio, appassionato di videogiochi e di gare di aquiloni, innamorato di Penny, la vicina di casa allegra e "normale", attrice nelle ambizioni e cameriera in un ristorante di cheese cake nella realtà. Infine ci sono Howard Wolowitz, un ingegnere ebreo morbosamente attaccato alla madre, pervertito e convinto che gli space shuttle da lui costruiti siano un'irresistibile arma di seduzione, e Raj Koothrappali, astrofisico, indiano, incapace di parlare con le donne se non quando è ubriaco. Nel giro di pochi minuti si è completamente avvolti da un mondo vagamente folle, assurdo, divertente e a tratti magico, dove la fisica diventa argomento di umorismo e quello nerd uno stile di vita, dove è il mondo dei cosiddetti "normali" a sembrare alieno e le idiosincrasie di Sheldon diventano ben presto una realtà amica e quasi familiare. Il tutto mediato da tonalità leggere e sarcastiche, in alcuni momenti caricaturali. Anche per chi è completamente a digiuno di scienza, dopo qualche episodio di adattamento, il divertimento è assicurato.

Let's start with some suggestions for the new year: Do you know "The Big Bang Theory"? I'm not speaking about the scientific explanation of the origin of Universe, I'm referring to the situation comedy produced by Warner Bros. I discovered it one year ago (I'm italian, and in Italy everything is late...) and it has been for me a fantastic surprise. For the first time the protagonists are not athletic and cool boy nor college students with young and friendly teacher who have love stories with blonde and attractive girls, nor kids between twelve and seventeen years old, involved in improbable events and situations. 
Here we have Sheldon Cooper, a genius, a theoretical physicist, who earned his PhD at sixteen, who does not permit anyone to sit down on his own place on the sofa, who knows everything about computers and informatics and who has some absurd  manias like that of knocking three times on the door saying loudly the name of the person is looking for. Then there's Leonard Hofstadter, an experimental physicist intolerant of lactose, conscious of being geeky and a little bit embarrassed at this, who loves ray competitions and video games, fallen in love with Penny, the nice, cute and "normal" neighbor, aspirant actress and waitress at Cheese Cake Factory in her everyday life. In conclusion, there are Howard Wolowitz, a jewish Aerospace engineer, who lives with his mother even if is thirty, a little bit perverted who uses the space shuttle he builds as an arm of seduction, and Raj Koothrappali, an astrophysicist from India, who cannot speak with women if is not drunk. In few minutes you will be totally involved in a strange, mad, funny and quite magic world, where Physics becomes object of humor and geekiness a way of living, where the "normal" world seems alien and absurd, and Sheldon's idiosyncrasies become familiar and quite real. Even for those who don't know anything about science, the amusement  is guaranteed. 

martedì 30 novembre 2010

Voglia di infinito? Guarda la terra

Provate a guardare le stelle. Sarà come intraprendere la risalita del tempo. Perché gettare uno sguardo allo spazio significa aprire il proprio orizzonte al passato e percepirlo in tutta la sua smarrita estensione. Eppure quelle stesse stelle, apparendoci non come sono al presente, ma com'erano milioni di anni fa, perché la luce per darcene un'immagine dovrà percorrere miliardi di chilometri trafiggendo di raggi una tenebra totale e totalizzante, loro stesse, le stelle, con questa loro illusoria vicinanza ci disorienteranno. Ci renderanno tutt'a un tratto pericolosamente consapevoli della nostra solitudine. Del nostro anonimato senza menzione e senza singolarità, perpetueremo un disperato tentativo di guadagnare una centralità e ci troveremo semplicemente altri, espressione di ulteriori diversità. Ed ecco che non ci sentiremo più uomini, ma soltanto abitanti della terra. Terra. Un pungo di roccia costretto nella sua lenta fluttuazione, imprigionato ad un'orbita di inerzia e di luce,un mezzo sospiro in un urlo di oblio, sospeso tra il nulla e l'addio. Allora ridurremo i nostri sogni alla luna e le nostre speranze ad un sole già troppo lontano. Ci sentiremo svuotati del senso di tutta una vita e ci vedremo d'improvviso ancorati ad un'assenza di sogni svuotata del suo futuro e smarrita. Sentiremo il mondo come un limite e questo limite ci condannerà ad una angosciosa insofferenza. Ma forse avremo soltanto sbagliato a guardare. Forse dovremmo cambiare prospettiva. Saliremo, allora, per un istante, sulla luna. E poi ci affacceremo su quel grande nulla che sarà divenuto Universo. Davanti a noi sorgerà un grande occhio azzurro, misto di mare e di cielo, ci inonderà della luce riflessa dal sole che sembrerà un po' più vicino; emergerà dal buio come una trascendente elevazione, ci toglierà il respiro e ci soffocherà d'emozione. Immensa, assoluta, allora avremo guardato la terra. Avremo un nuovo volto in ascolto per cui sognare e cui sussurrare il nostro destino. Allora, avremo compreso l'infinito. Avremo pensato che, in fondo, il mondo ha la sua eternità, che è un pianeta un po' assurdo, dalla desolazione gridata e dalla silenziosa grandiosità. E troveremo negli oceani un'opportunità, e nelle nuvole che li circondano tutta la nostra perduta libertà. In quel momento, di nuovo, guarderemo le stelle. Aggrappati alla luna, trascinati dall'universo e dalla sua espansione, finalmente saremo parte di loro. E ci libereremo dal tempo, perché non avremo confini. Acquisteremo la consapevolezza di non avere soltanto realtà, ma anche infiniti possibili. L'eterno ci sovrasterà e ci incastonerà in una pausa di esistenza, in cui ci sarà posto per ogni nostra fantasia e tutti i sussulti della nostra incoscienza. E il mondo sarà là, a compiere la sua traiettoria, come un monito dell'ultima ora, una presenza a tratti assente e tuttavia consistente, pronto a riempire, giro dopo giro, un'altra pagina di storia. E quando cercheremo risposte nel cielo, sprofondando laiche preghiere in una notte estrema, non avremo più nessuna luna. Ma solo terra. Terra piena.  

mercoledì 24 novembre 2010

Ho preso la scossa!!!

Ho preso la scossa. Dico sul serio, l'ho presa. Questo spiega tutto, la schizofrenia imminente, la mia grande abilità nel dare i numeri la mia voglia di parlare parlare parlare.
A parte gli scherzi, non ho preso la scossa, ma è quello che farò a breve per studiare il fenomeno della macchina di Faraday o per vedere sulle mie dita comparire le piste di elettroni.
O forse per il mio compleanno... spegnerò le candeline con un fascio di elettroni! Impossibile? Sbagliato! Prendete un oggetto appuntito, magari a forma di stella. Caricatelo elettricamente e con intensità molto elevata. Ora accostatelo alla vostra torta illuminata dalle vostre bellissime candeline. Ecco, si spegneranno! Infatti le cariche elettriche tendono a concentrarsi nelle zone acuminate o appuntite, in generale nelle estremità e il loro alto tasso di concentrazione fa sì che esse sfuggano in quello che viene abitualmente definito "vento elettronico", dall'intensità sufficiente a far spegnere una candela.
Quindi, un'idea originale per il vostro compleanno... non sprecate fiato ma accendete la luce!

sabato 6 novembre 2010

Disordine è natura. Fare ordine, un miracolo.

Può sembrare strano, ma è così. La natura tende al disordine. E in maniera perlopiù irreversibile. Con il passare del tempo, le situazioni di caos continuano ad aumentare, prospettando un futuro a dir poco confusionario. E il tutto in parallelo ad un'espansione costante dell'universo, dove ogni cosa si allontana progressivamente dall'altra. La cosa davvero affascinante (o inquietante, per gli amanti dell'armonia e del rigore), però, è il fatto che l'atto stesso di mettere in ordine in un determinato luogo, atto che comporta l'intervento di un lavoro esterno (il nostro) e che agisce in maniera contraria al secondo principio della termodinamica, genera un aumento immediatamente conseguente di disordine in un qualunque altro punto dell'universo, sia pur esso anni luce lontano da noi. L'ordine che facciamo è dunque fittizio, un'illusione. Questo significa che non c'è nessuna probabilità che avvenga spontaneamente il contrario, e cioè che la natura decida a un certo punto di mettere un po' a posto? Nessuna no, ma certamente pochissime. Un numero infinitamente piccolo, tuttavia, non vuol dire uno zero. Quindi si può verificare nell'arco di tempi estremamente lunghi, di cui quindi l'essere umano nella sua breve vita non può fare esperienza diretta, che ci sia anche un solo piccolo istante in cui queste minime probabilità si concretizzano e in cui, ai più fortunati che hanno occasione di imbattersi in un simile evento, capita di osservare un piatto ricomporsi dai suoi cocci infranti al suolo. O una certa quantità d'acqua trasformarsi in vino. Qualcosa di inspiegabile, dunque, e apparentemente assurdo. Quello che gli uomini, per questi motivi, hanno definito "miracolo". Eppure, se noi vivessimo millenni, non avremmo forse bisogno di santi, né di invenzioni, né di divinità. Tutto quello che ora ci pare miracoloso sarebbe soltanto una bella rarità.

martedì 5 ottobre 2010

Scienza estetica e acqua sferica

E poi non mi vengano a dire che la scienza non è arte. E che le materie scientifiche non hanno nulla a che vedere con quelle umanistiche. La scienza è estetica. La natura è estetica. E infatti l'arte si è sempre ispirata alla natura. Esempio evidente sono le forme che organismi e sostanze tendono ad assumere. Pensiamo a qualcosa di perfetto: ad un cerchio, ad esempio. Ora trasliamolo in un piano tridimensionale e rendiamolo "sfera". Bene: cosa c'è di più estetico e calibrato di una sfera? Nulla, o molto poco. E adesso pensiamo all'acqua. Un infinito numero di atomi di ossigeno e di idrogeno. Disordinato? Caotico? Assolutamente. E, guarda un po', non solo in essa vige un ordine preciso e inderogabile, ma le gocce d'acqua sono sferiche. O comunque tendono alla sfericità. In un litro d'acqua ci sono miliardi di miliardi di gocce. E tutte condividono la loro eterea perfezione. Sono quasi trascendenti. Chiedersi la causa che determina una così grande precisione è legittimo: ebbene, può sembrar strano, ma si tratta esclusivamente di un gioco di forze d'attrazione. In un liquido, infatti, le molecole interne al fluido subiscono l'azione di tutta una serie di forze esercitate dalle molecole vicine. Per ragioni di simmetria le forze si annullano tra loro e sono in uno stato di equilibrio. Una sorte un po' diversa spetta però alle molecole che si trovano in superficie: esse infatti per metà sono esposte all'esterno e non subiscono alcuna forma di attrazione, se non dalle molecole sottostanti o laterali. Il liquido, quindi, tende ad assumere la forma che consenta di avere la minore area superficiale. E cosa meglio di una bella sfera? Nella sfera la superficie di contatto è minima rispetto agli altri solidi a parità di volume. E quindi viene preferita alle altre. Se questa non è arte, non avrei davvero altre parole per darne una più efficace definizione.

lunedì 7 giugno 2010

Vediamo col cervello, non con gli occhi!

Vedere non significa soltanto recepire informazioni dall'esterno, ma anche interpretarle. Anzi, soprattutto interpretare. Ed è qui che entra in gioco il nostro cervello. Quando sogniamo vediamo cose che in effetti non ci sono, ma che a noi sembrano essere. Perché non sono i nostri occhi a guardare, ma la nostra mente. Ed ecco che si spiegano anche le allucinazioni. Il caro vecchio occhio ha perso tutte le sue prerogative? O ha confermato quella definizione un po' abusata di "specchio dell'anima?" A dare la risposta sarà Oliver Sacks, noto neurologo e abile divulgatore della scienza, che, analizzando con lucida dolcezza le vicende di alcuni suoi pazienti, traccerà la magia del cervello umano, e il suo sogno e la sua immaginazione, con la chiarezza dello scienziato e l'onirica delicatezza del poeta.