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sabato 15 gennaio 2011
"La Versione di Barney", dagli scaffali al cinema.
Tutti hanno un libro nel cuore. O, più che un libro, un personaggio. Tutti hanno il proprio eroe, che non necessariamente deve essere vincente. Basta che sia umano. E capace di soffrire, di essere solo, di amare e di sorridere. Barney, alla luce di ciò, è un eroe in piena regola. Ironico, impulsivo, dolcemente e rumorosamente sbandato, capace di amare alla follia e incapace di arrendersi alla realtà e persino a se stesso. Le parole di Mordecai Richler, tenacemente sarcastiche e commoventi a tratti, emozionanti e mai eccessivamente tragiche, ne tracciano un ritratto efficace e icastico, di fronte al quale è impossibile rimanere indifferenti, parole che ci regalano non solo un personaggio, ma anche un amico, un compagno di viaggio. Il film, contrariamente alle aspettative dei lettori più scettici, che alla notizia della sua uscita nelle sale quasi si sono spaventati all'idea di imbattersi un Barney diverso da quello che si erano immaginati e che avevano conosciuto, ricostruisce con successo la psicologia del protagonista e della sua vicenda. Indubbiamente la feroce e brillante satira che regna sovrana tra le righe del romanzo ne esce, nella resa cinematografica, decisamente sminuita e smussata, tuttavia la tensione emotiva di fondo e la personalità di Barney emergono, pur mantenendo il distacco disincantato che è anche del libro, in tutta la loro ricchezza. C'è tutto. Il vizio dell'alcol e dei sigari, la vita sregolata e mai scontata, i matrimoni falliti e rovinati, droga, sesso, morte, ma anche amore, la tenacia del sentimento, l'irrazionalità totalizzante e l'aggressività dell'emozione. E per tutto una legge sola: " A pensieri grandi devono corrispondere azioni altrettanto grandi". E' la più radicale alternativa alla ragione. Perché nel mondo di Barney non c'è equilibrio, soltanto sensazione.
mercoledì 5 gennaio 2011
Per il 2011: The Big Bang Theory!
(For the english version scroll down!)
Cominciamo con un po' di buoni consigli per l'anno nuovo, in particolare, parliamo di televisione.
Ho scoperto The Big Bang Theory circa un anno fa, lo ammetto, forse con un po' di ritardo, ed è stata una bellissima sorpresa, cosa piuttosto insolita visti gli standard dei palinsesti italiani. Per la prima volta protagonisti non sono i soliti bellocci palestrati o gli studenti di scuole assolutamente improbabili, con insegnanti giovani e amichevoli che hanno tresche con le bionde dell'ultimo anno, e nemmeno ragazzini di età indefinita, che si aggira tra i dodici e i diciassette anni, coinvolti in vicende tanto patetiche quanto irreali. Qui abbiamo Sheldon Cooper, un fisico teorico geniale, che ha ottenuto il dottorato di ricerca a sedici anni, che non permette a nessun altro di sedersi al suo posto sul divano, che sa tutto di fumetti e di informatica, che non sopporta chi litiga e ha una serie di insolite manie tra cui quella di bussare tre volte alla porta e poi dire ad alta voce il nome della persona cercata prima di entrare in una casa. Poi c'è Leonard Hofstadter, un fisico sperimentale allergico al lattosio, consapevole della natura nerd sua e dei suoi amici e per questo vagamente a disagio, appassionato di videogiochi e di gare di aquiloni, innamorato di Penny, la vicina di casa allegra e "normale", attrice nelle ambizioni e cameriera in un ristorante di cheese cake nella realtà. Infine ci sono Howard Wolowitz, un ingegnere ebreo morbosamente attaccato alla madre, pervertito e convinto che gli space shuttle da lui costruiti siano un'irresistibile arma di seduzione, e Raj Koothrappali, astrofisico, indiano, incapace di parlare con le donne se non quando è ubriaco. Nel giro di pochi minuti si è completamente avvolti da un mondo vagamente folle, assurdo, divertente e a tratti magico, dove la fisica diventa argomento di umorismo e quello nerd uno stile di vita, dove è il mondo dei cosiddetti "normali" a sembrare alieno e le idiosincrasie di Sheldon diventano ben presto una realtà amica e quasi familiare. Il tutto mediato da tonalità leggere e sarcastiche, in alcuni momenti caricaturali. Anche per chi è completamente a digiuno di scienza, dopo qualche episodio di adattamento, il divertimento è assicurato.
Let's start with some suggestions for the new year: Do you know "The Big Bang Theory"? I'm not speaking about the scientific explanation of the origin of Universe, I'm referring to the situation comedy produced by Warner Bros. I discovered it one year ago (I'm italian, and in Italy everything is late...) and it has been for me a fantastic surprise. For the first time the protagonists are not athletic and cool boy nor college students with young and friendly teacher who have love stories with blonde and attractive girls, nor kids between twelve and seventeen years old, involved in improbable events and situations.
Here we have Sheldon Cooper, a genius, a theoretical physicist, who earned his PhD at sixteen, who does not permit anyone to sit down on his own place on the sofa, who knows everything about computers and informatics and who has some absurd manias like that of knocking three times on the door saying loudly the name of the person is looking for. Then there's Leonard Hofstadter, an experimental physicist intolerant of lactose, conscious of being geeky and a little bit embarrassed at this, who loves ray competitions and video games, fallen in love with Penny, the nice, cute and "normal" neighbor, aspirant actress and waitress at Cheese Cake Factory in her everyday life. In conclusion, there are Howard Wolowitz, a jewish Aerospace engineer, who lives with his mother even if is thirty, a little bit perverted who uses the space shuttle he builds as an arm of seduction, and Raj Koothrappali, an astrophysicist from India, who cannot speak with women if is not drunk. In few minutes you will be totally involved in a strange, mad, funny and quite magic world, where Physics becomes object of humor and geekiness a way of living, where the "normal" world seems alien and absurd, and Sheldon's idiosyncrasies become familiar and quite real. Even for those who don't know anything about science, the amusement is guaranteed.
Cominciamo con un po' di buoni consigli per l'anno nuovo, in particolare, parliamo di televisione.
Ho scoperto The Big Bang Theory circa un anno fa, lo ammetto, forse con un po' di ritardo, ed è stata una bellissima sorpresa, cosa piuttosto insolita visti gli standard dei palinsesti italiani. Per la prima volta protagonisti non sono i soliti bellocci palestrati o gli studenti di scuole assolutamente improbabili, con insegnanti giovani e amichevoli che hanno tresche con le bionde dell'ultimo anno, e nemmeno ragazzini di età indefinita, che si aggira tra i dodici e i diciassette anni, coinvolti in vicende tanto patetiche quanto irreali. Qui abbiamo Sheldon Cooper, un fisico teorico geniale, che ha ottenuto il dottorato di ricerca a sedici anni, che non permette a nessun altro di sedersi al suo posto sul divano, che sa tutto di fumetti e di informatica, che non sopporta chi litiga e ha una serie di insolite manie tra cui quella di bussare tre volte alla porta e poi dire ad alta voce il nome della persona cercata prima di entrare in una casa. Poi c'è Leonard Hofstadter, un fisico sperimentale allergico al lattosio, consapevole della natura nerd sua e dei suoi amici e per questo vagamente a disagio, appassionato di videogiochi e di gare di aquiloni, innamorato di Penny, la vicina di casa allegra e "normale", attrice nelle ambizioni e cameriera in un ristorante di cheese cake nella realtà. Infine ci sono Howard Wolowitz, un ingegnere ebreo morbosamente attaccato alla madre, pervertito e convinto che gli space shuttle da lui costruiti siano un'irresistibile arma di seduzione, e Raj Koothrappali, astrofisico, indiano, incapace di parlare con le donne se non quando è ubriaco. Nel giro di pochi minuti si è completamente avvolti da un mondo vagamente folle, assurdo, divertente e a tratti magico, dove la fisica diventa argomento di umorismo e quello nerd uno stile di vita, dove è il mondo dei cosiddetti "normali" a sembrare alieno e le idiosincrasie di Sheldon diventano ben presto una realtà amica e quasi familiare. Il tutto mediato da tonalità leggere e sarcastiche, in alcuni momenti caricaturali. Anche per chi è completamente a digiuno di scienza, dopo qualche episodio di adattamento, il divertimento è assicurato.Let's start with some suggestions for the new year: Do you know "The Big Bang Theory"? I'm not speaking about the scientific explanation of the origin of Universe, I'm referring to the situation comedy produced by Warner Bros. I discovered it one year ago (I'm italian, and in Italy everything is late...) and it has been for me a fantastic surprise. For the first time the protagonists are not athletic and cool boy nor college students with young and friendly teacher who have love stories with blonde and attractive girls, nor kids between twelve and seventeen years old, involved in improbable events and situations.
Here we have Sheldon Cooper, a genius, a theoretical physicist, who earned his PhD at sixteen, who does not permit anyone to sit down on his own place on the sofa, who knows everything about computers and informatics and who has some absurd manias like that of knocking three times on the door saying loudly the name of the person is looking for. Then there's Leonard Hofstadter, an experimental physicist intolerant of lactose, conscious of being geeky and a little bit embarrassed at this, who loves ray competitions and video games, fallen in love with Penny, the nice, cute and "normal" neighbor, aspirant actress and waitress at Cheese Cake Factory in her everyday life. In conclusion, there are Howard Wolowitz, a jewish Aerospace engineer, who lives with his mother even if is thirty, a little bit perverted who uses the space shuttle he builds as an arm of seduction, and Raj Koothrappali, an astrophysicist from India, who cannot speak with women if is not drunk. In few minutes you will be totally involved in a strange, mad, funny and quite magic world, where Physics becomes object of humor and geekiness a way of living, where the "normal" world seems alien and absurd, and Sheldon's idiosyncrasies become familiar and quite real. Even for those who don't know anything about science, the amusement is guaranteed.
lunedì 27 dicembre 2010
Gattaca:"Il migliore dei genomi possibili"
Voglio parlarvi di un film. Voglio parlarvi di un film dove non sono le scoperte scientifiche a determinare il mondo ma la capacità che l'uomo ha di gestirle. Di un film dove l'identità non si legge negli occhi ma nel sangue, dove il destino non è più destino ma programmazione. "Gattaca" è la storia di Vincent, un "nato per fede" che vive in un mondo dove gli uomini sono geneticamente perfetti, o comunque possessori del "migliore dei genomi possibili", parafrasando Leibniz. Davanti a lui, colpevole di normalità e di imperfezione, il futuro non ha prospettive, le stelle e le scienze sono un sogno lontano, la discriminazione assume tratti via via più reali e marcati. Il determinismo è la cifra del mondo e la casualità vuole essere debellata e sconfitta. Un trionfo? Il caso e la sorte hanno sempre spaventato l'essere umano e la scienza è sempre stata un eccellente mezzo per contrastarli, per capire qualcosa di più, per conoscere l'oltre. Tuttavia è il caso a salvare l'uomo. E' il caso a concedere le opportunità e a toglierle. E sarà il caso a guidare l'ascesa di Vincent, armato di nulla se non della sua volontà. Il trionfo di una laica indipendenza che non ha limiti se non nella sua stessa esistenza. La forza del sogno e del libero arbitrio. Un sogno che tocca con mano l'orizzonte e si dirige alla volta dell'infinito.
sabato 23 ottobre 2010
A Single Man
E adesso parliamo di cinema. Anzi, del cinema. Perché "A single man" è cinema con la C maiuscola, grande cinema per intenderci. Uno di quei film che racconta tutto in poche parole. Scene semplici, quasi abbozzate, con una discrezione vagamente annebbiata di distacco e di abbandono, un po' come George Falconer, il protagonista, l'eroe, l' "uomo solo". O, piuttosto, solitario. George è immerso in una tragedia tutta sentori e sentimenti per cui cerca un epilogo. Una trama, ormai, non gli interessa, nuovi intrecci, non lo riguardano. La morte gli ha sottratto l'amore e il pensiero della morte la vita. Si barcamena tra oblio e incertezza, tra ricordi invecchiati e affetti interrotti sul nascere. Il suicidio è la forma di una nuova salvezza. E, arricchito di un valore tutto sacrale, viene preparato, assaporato, alimentato. Una sorta di laico calvario ad una sconsacrata crocifissione. Ha il sapore di un rifiuto, più che di una resa. Di disprezzo per una società retta da misantropia e paura, un'umanità perdente. E poi, l'incontro. Nessun amore esagerato, all'orizzonte, nessun "vissero felici e contenti". Semplicemente, un incontro. Ed una grande fine, forse la più sincera, né lieta né drammatica. Magari inaspettata, sicuramente vera.
mercoledì 6 ottobre 2010
Urlo
Uno di quei film su cui si sentono all'uscita dal cinema i commenti più disparati. Uno di quei film che la gente un po' superficiale e non troppo sensibile giudica noioso. Un grande film, ma complesso. Un grande film su un capolavoro della poesia moderna. Tre piani narrativi, tematiche profonde ed eticamente contorte, tanta poesia. Ginsberg pubblica "Urlo" negli anni del secondo dopoguerra e deve fare i conti con una società che mira al nuovo ma ancora fortemente legata ai canoni del passato. Con una letteratura forse non ancora pronta a uno sconvolgimento lessicale e contenutistico radicale che la stravolge nei suoi fondamenti più antichi e fino a poco prima inattaccabili. Ci sono parole dure, una trivialità ardente che ritrae il mondo nella sua cruda inadeguatezza. Si gioca con il sacro per renderlo un tripudio di invocazioni blasfeme. Si consacra il profano per farne la bibbia di una nuova generazione. Una Beat Generation prorompente e impertinente, sempre giovane e insaziabile, con un germe di vecchiaia nel suo decadentismo trascendente. La lotta del poeta è in ogni verso. Il grido della sua emancipazione in ogni immagine. Si profila il volto di un'America chiusa e al tempo stesso preda di un cambiamento inarrestabile. Un'America in cui l'omosessualità è una colpa e dove infrangere i canoni è un delitto angoscioso, eppure necessario. L'inevitabilità della parola si confronta con il conservatorismo del potere. Urlo è un libro "immondo" e deve essere condannato. Il cittadino, vedendosi riflesso in un inno alla sua umana e ferina grettezza, ripara in una laica inquisizione. Intellettuali e potere, tradizione e riforma, ordinarietà e rivoluzione. E il tutto con voli pindarici e animazioni oniriche sullo sfondo. E la guida pazientemente combattiva dell'autore che, in un'intervista che lascia in chi l'ascolta spettacolo e emozione, dà una ragione dell'eccesso e smaschera la verità del mondo.Urlo - Il trailer del film
lunedì 7 giugno 2010
Morirai: è già scritto.

Come ci si dovrebbe sentire scoprendo di avere il potere di decidere della morte di una persona, di sceglierne l'ora, il giorno e le modalità? E di poterlo fare senza alcun limite di sorta, ma con la macabra consapevolezza di quanto la propria azione sia ineluttabile? Con la certezza, insomma, di non poter tornare indietro? Esattamente come Light Yagami, uno studente annoiato del vivere e dell'ordinarietà della vita stessa, che si trova in possesso di un quaderno nero di cui non sa nulla se non che è intitolato "Death Note" e che ha in sé l'inesorabilità del destino...
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